70. Ennio Cunial: «I giovani di Cesena vanno valorizzati, non strumentalizzati. Le idee si discutono, non si censurano»

Ennio Cunial: «I giovani di Cesena

vanno valorizzati, non strumentalizzati.

Le idee si discutono, non si censurano»

Il caso dei due studenti del Liceo Classico “Vincenzo Monti” di Cesena, sanzionati dopo aver esposto uno striscione con la scritta «L’Italia agli italiani», continua ad alimentare il dibattito pubblico sul tema della libertà di espressione, del ruolo della scuola e del rapporto tra identità nazionale e partecipazione civica. Una vicenda che, secondo Ennio Cunial (nella foto sopra), coordinatore regionale del Veneto di Democrazia Sovrana e Popolare, merita di essere affrontata con equilibrio, evitando sia le semplificazioni che le strumentalizzazioni politiche.

Per Cunial, i due studenti devono innanzitutto essere valorizzati per il loro interesse verso la vita pubblica e per il loro coinvolgimento nel dibattito sui temi dell’identità nazionale. «Quando dei giovani manifestano una sensibilità civica e un forte senso di appartenenza al proprio Paese, il compito delle istituzioni e del mondo adulto dovrebbe essere quello di ascoltarli e comprendere le ragioni delle loro posizioni», osserva. Allo stesso tempo, ritiene che sia opportuno evitare qualsiasi tentativo di utilizzare l’episodio a fini elettorali o di parte. «I ragazzi non devono diventare strumenti della propaganda politica. Vanno rispettati, ascoltati e accompagnati nel loro percorso di crescita civica e culturale».

Secondo Cunial, il punto di riferimento resta la Costituzione italiana, che tutela la libertà di manifestazione del pensiero e il pluralismo delle idee. Pur riconoscendo l’autonomia degli istituti scolastici e la necessità di rispettarne i regolamenti, egli ritiene legittimo interrogarsi sul modo in cui vengono valutate e gestite espressioni che riguardano temi politici e identitari. «In una democrazia matura le idee si discutono, si confrontano e, se necessario, si contestano sul piano del merito. Non si risponde alle idee con la censura o con la delegittimazione preventiva».

Per il coordinatore veneto di Democrazia Sovrana e Popolare, il sentimento patriottico non dovrebbe essere considerato con sospetto. A suo giudizio, amare la propria Patria significa riconoscersi nella storia, nella cultura, nella lingua e nelle tradizioni di una comunità nazionale, senza che ciò comporti chiusura verso gli altri popoli o ostilità nei confronti di chi è diverso. «Il patriottismo autentico è amore per il proprio Paese e desiderio di contribuire al bene comune. È un sentimento positivo che non nasce contro qualcuno, ma a favore della propria comunità».

Cunial sottolinea, inoltre, la necessità di distinguere nettamente il patriottismo dal nazionalismo esasperato. Nella sua visione, una solida identità nazionale può convivere con il rispetto reciproco, con il dialogo internazionale e con l’apertura al confronto tra culture diverse. «Chi conosce e apprezza le proprie radici è spesso più capace di confrontarsi serenamente con gli altri».

Una parte importante della riflessione riguarda il ruolo della scuola. Secondo Cunial, l’istruzione non deve limitarsi alla trasmissione di competenze tecniche, ma contribuire alla formazione culturale e civica delle nuove generazioni. La scuola dovrebbe aiutare gli studenti a conoscere la storia nazionale, il patrimonio culturale italiano e i principi costituzionali, sviluppando al tempo stesso spirito critico, senso di responsabilità e partecipazione alla vita democratica.

Nel suo ragionamento trova spazio anche il tema della sovranità nazionale. Cunial osserva come negli ultimi tempi siano sorti diversi movimenti e piccoli partiti che richiamano frequentemente il concetto di sovranità dell’Italia. Tuttavia, a suo giudizio, non tutti affrontano tale questione con la necessaria profondità e coerenza politica. «Oggi assistiamo alla nascita di partitini che utilizzano il tema della sovranità come slogan. Personalmente ritengo che l’unica forza politica che stia sviluppando un progetto serio, concreto e responsabile per il recupero di una piena sovranità italiana sia Democrazia Sovrana e Popolare, la quale è attenta nella selezione dei propri iscritti e militanti. Nel nostro partito, infatti, non troveranno mai spazio quei personaggi sempre pronti a cambiare colore politico o casacca pur di fare carriera».

Secondo Cunial, il partito fondato da Marco Rizzo e Francesco Toscano si distingue perché affronta il tema della sovranità non in termini propagandistici, ma attraverso un’elaborazione politica strutturata. A suo avviso, entrambi i fondatori hanno maturato una significativa esperienza politica e possiedono una visione chiara delle sfide che l’Italia deve affrontare sul piano economico, istituzionale e internazionale. «La sovranità non può essere ridotta a uno slogan elettorale. Deve tradursi in un progetto serio di responsabilità nazionale, tutela dell'interesse pubblico e capacità decisionale dello Stato. Per portare avanti questi progetti non abbiamo bisogno, a differenza di altri, di quei soggetti che possono essere definiti”mercenari politici”».

Per Cunial, il dibattito aperto dal caso di Cesena offre quindi l’occasione per riflettere su temi più ampi che riguardano la società italiana: il rapporto tra libertà e responsabilità, il ruolo educativo della scuola, il valore dell’identità nazionale e la partecipazione delle nuove generazioni alla vita democratica. Una riflessione che, a suo avviso, dovrebbe svolgersi nel rispetto delle opinioni diverse, senza censure e senza strumentalizzazioni, riconoscendo ai giovani il diritto di esprimere le proprie idee e di sviluppare un rapporto consapevole con la propria Patria. (a cura di Carlo Silvano)

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