41. La chiesa non è un’assemblea politica ma la casa di Dio

 


La Chiesa

non è un’assemblea politica,

ma la casa di Dio

di Carlo Silvano

In un tempo in cui tutto sembra diventare dibattito pubblico, confronto politico e scontro ideologico, è necessario tornare a ricordare quale sia la natura autentica della Chiesa e, in particolare, delle chiese cattoliche. Alla luce della tradizione liturgica espressa con particolare chiarezza nella Messa in vetus ordo, appare evidente che la chiesa non è uno spazio per discussioni sociali o politiche, ma il luogo in cui il popolo di Dio si raccoglie per adorare il Signore, ricevere i sacramenti e formarsi nella fede.

La chiesa è la casa di Dio. Gesù stesso lo afferma con parole inequivocabili: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera» (Mt 21,13). Questa affermazione non lascia spazio a equivoci. Il tempio è il luogo dell’incontro con Dio, non il luogo del dibattito umano. È lo spazio sacro dove il fedele entra in silenzio, si inginocchia davanti al tabernacolo, adora Cristo realmente presente nell’Eucaristia, si confessa, prega e ascolta la Parola di Dio.

La liturgia tradizionale della Chiesa cattolica ha custodito per secoli questa consapevolezza. Il silenzio, l’orientamento dell’altare, l’adorazione durante la consacrazione e la comunione ricevuta in ginocchio ricordano continuamente che il centro della chiesa non è l’uomo ma Dio. Il cuore della vita ecclesiale è il sacrificio eucaristico. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «L’Eucaristia è fonte e culmine di tutta la vita cristiana» (CCC 1324). Se questo è vero, tutto ciò che avviene nella chiesa deve condurre a questo mistero: adorare Cristo, convertirsi, crescere nella fede.

Per questo motivo la missione dei sacerdoti e dei vescovi è chiara. Essi sono chiamati ad annunciare il Vangelo e ad amministrare i sacramenti. San Paolo lo ricorda con forza: «Noi non annunciamo noi stessi, ma Cristo Gesù Signore» (2Cor 4,5). Il ministero sacerdotale non è un incarico politico o sociale; è un servizio spirituale. Il Catechismo lo afferma con precisione quando dice che i presbiteri «hanno come primo compito quello di annunciare a tutti il Vangelo di Dio» (CCC 1564).

Quando la predicazione si trasforma in commento politico o in analisi sociologica, si rischia di smarrire la missione fondamentale della Chiesa. I fedeli non entrano in chiesa per ascoltare opinioni su programmi politici o strategie sociali. Entrano per incontrare Cristo, per ascoltare la sua Parola, per ricevere la grazia dei sacramenti e per essere guidati verso la vita eterna.

Questo non significa che i cristiani debbano disinteressarsi della vita pubblica. Al contrario, la Dottrina sociale della Chiesa ricorda che i laici hanno una responsabilità diretta nella costruzione della società. Il Catechismo afferma chiaramente: «È proprio della vocazione dei laici cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio» (CCC 898).

La politica, dunque, è un campo legittimo e necessario per l’impegno dei cattolici. Tuttavia essa deve essere vissuta nel luogo che le è proprio: la società civile, i partiti, le istituzioni democratiche. Non gli ambienti ecclesiali.

Chi desidera impegnarsi politicamente dovrebbe farlo entrando in un partito il cui statuto e i cui principi rispettino i valori fondamentali della legge naturale e dei Dieci Comandamenti: la difesa della vita, della famiglia, della dignità della persona, della libertà religiosa e della giustizia sociale. È lì che il cattolico è chiamato a portare il lievito del Vangelo.

Gesù lo esprime con una delle immagini più belle del Vangelo: «Voi siete il sale della terra… voi siete la luce del mondo» (Mt 5,13-14). Il sale non rimane nel saliere: viene portato nella realtà concreta della vita. Allo stesso modo il cristiano, formato nella fede, è chiamato a entrare nella società per illuminarla con la verità del Vangelo.

Perché questo avvenga, però, è necessario che la chiesa rimanga ciò che deve essere: un luogo di silenzio, di preghiera, di adorazione e di formazione spirituale. Se la chiesa diventa una tribuna politica, rischia di perdere la sua identità e di smarrire il suo tesoro più grande.

La politica, con le sue inevitabili tensioni, compromessi, corruzioni e conflitti, non deve invadere lo spazio sacro. È invece il cristiano, nutrito dalla liturgia, dal Vangelo e dal Catechismo, che deve uscire dalla chiesa e portare nella società i valori del Regno di Dio.

Prima si adora, poi si agisce. Prima si ascolta Cristo, poi si entra nel mondo. Solo così la Chiesa rimane fedele alla sua missione e i cristiani possono davvero contribuire alla costruzione del bene comune senza confondere ciò che appartiene a Dio con ciò che appartiene alla politica. Come ricorda lo stesso Gesù: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio» (Mt 22,21).

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