17. Sonia Franzoi: “Radicamento, servizi e partecipazione per ricostruire Venezia e Mestre”

 

Sonia Franzoi:

Radicamento, servizi e partecipazione

per ricostruire Venezia e Mestre”

Dalle elezioni regionali all’apertura della nuova sede di Mestre, Democrazia Sovrana Popolare punta a costruire una presenza stabile e concreta nel territorio veneziano. Ne parliamo con Sonia Franzoi (foto in alto), responsabile territoriale per la provincia di Venezia, che analizza risultati, criticità e prospettive future.

Alle recenti elezioni regionali DSP ha ottenuto un risultato significativo nonostante risorse limitate. Come valuta questo dato nell’area di Venezia e Mestre?

Nel territorio provinciale veneziano abbiamo raggiunto complessivamente l’1,10%. Considerando le risorse molto limitate e una campagna elettorale resa complessa dai numerosi impegni del candidato presidente nelle altre province del Veneto, possiamo ritenerci soddisfatti.

È un risultato che nasce esclusivamente da voti di opinione. Ancora oggi riceviamo richieste di incontro da parte di imprenditori, esercenti e ambulanti, segno che l’interesse non si è esaurito con il voto. Tuttavia, il Veneto è un territorio particolare: non basta una campagna di poche settimane. Serve tempo, presenza costante e una profonda conoscenza delle differenze tra province, anche dal punto di vista culturale e sociale.

Venezia e Mestre sono realtà molto diverse, ma strettamente collegate. Quali sono oggi le principali criticità?

Venezia e Mestre sono realtà profondamente diverse sotto il profilo socioeconomico, ma complementari se amministrate in modo coerente. Storicamente, le diverse amministrazioni che si sono succedute — di destra e di sinistra — hanno affrontato questa complessità con risultati alterni.

Durante la prima Repubblica qualcosa di positivo è stato fatto, ma successivamente si sono consolidate scelte che hanno inciso profondamente sul destino della città storica. Alcune amministrazioni, tra cui quelle guidate da Massimo Cacciari, hanno avviato politiche di valorizzazione del patrimonio pubblico attraverso concessioni e partnership con soggetti privati. Scelte che, pur legittime sul piano amministrativo, continuano a suscitare un dibattito politico acceso sul rapporto tra interesse pubblico e gestione del patrimonio artistico e culturale.

Amministrare Venezia richiede una visione fondata su amore per la città e senso di responsabilità. La città storica deve tornare a essere non solo un polo turistico, ma anche economico e residenziale. È necessario incentivare la piccola e media impresa in laguna, anche attraverso un utilizzo produttivo dell’Arsenale, e favorire la residenzialità, aprendo le case comunali a giovani coppie, lavoratori e studenti universitari...

...E per quanto riguarda Mestre?

Mestre, invece, è a tutti gli effetti un grande polo industriale ed economico, grazie a Porto Marghera e a un tessuto produttivo che spazia dall’energia alla chimica, dalla cantieristica alla logistica. Difendere la piccola e media impresa significa difendere occupazione, redditi e coesione sociale.

Un tema ricorrente è quello della sicurezza. Qual è la vostra posizione?

La sicurezza è una criticità evidente in entrambe le realtà. A Venezia si registrano continui episodi di microcriminalità ai danni dei turisti; a Mestre persistono fenomeni di degrado urbano, spaccio e vandalismo.

È necessario ripristinare l’ordine pubblico applicando con rigore le leggi già esistenti. Non serve produrre nuove norme se quelle attuali non vengono applicate. I cittadini hanno diritto a vivere serenamente i propri quartieri.

Francesco Reale (DSP Treviso) parla di lavoro culturale e pre-politico. Come declinare questo approccio nel veneziano?

I veneti sono persone molto concrete e poco inclini alle parole vuote. Il lavoro culturale deve tradursi in azioni reali. Riavvicinare le persone alla politica significa integrarsi nel territorio, aprendo sportelli che offrano servizi concreti e risposte ai problemi quotidiani, soprattutto in una società che invecchia e soffre una forte denatalità.


L’apertura della sede di Mestre il 10 gennaio è un passaggio centrale. Che significato ha?

L’inaugurazione della sede di Mestre è un momento fondamentale per strutturare realmente il partito sul territorio. Non vogliamo una sede simbolica, ma un luogo vivo, dove intercettare bisogni reali e costruire relazioni durature.

Grazie a collaborazioni con organizzazioni, comitati e realtà associative, offriremo supporto su sovraindebitamento, crisi d’impresa, vertenze sindacali, assistenza fiscale e pratiche amministrative.

La sede sarà anche uno spazio di dialogo sociale e culturale?

Assolutamente sì. Collaboreremo con diverse realtà, tra cui la comunità islamica locale, con l’obiettivo di favorire una vera integrazione basata sul rispetto reciproco e sulle molte affinità valoriali che possono rafforzare la convivenza civile.

In questo percorso sarà importante anche il contributo di don Nandino Capovilla, parroco a Marghera, che ci accompagnerà in un dialogo interreligioso e sociale autentico. Inoltre, organizzeremo corsi di lingua italiana, supporto scolastico per i giovani, iniziative culturali, presentazioni di libri e proiezioni, per stimolare una maggiore consapevolezza del mondo che ci circonda.

Guardando al 2026, quali sono le priorità?

Nel 2026 ci prepariamo alle elezioni amministrative della Città Metropolitana di Venezia. Sarà un lavoro impegnativo, sostenuto direttamente dai militanti del territorio.

Anche senza un consigliere regionale, riteniamo di aver aperto uno spazio politico nuovo per chi non si sente più rappresentato. Il nostro obiettivo è costruire una rete solida, basata su lealtà, trasparenza e lavoro di squadra, capace di durare nel tempo. (a cura di Carlo Silvano)

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Il presente blog è curato da Carlo Silvano, autore di numerosi volumi. Per informazioni cliccare sul collegamento alla Libreria Feltrinelli: Libri di Carlo Silvano su Feltrinelli 

 


 

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